La magia degli scampoli (parte seconda)

Eccoci alla seconda parte di questo interessantissimo guest post!
Ringrazio ancora di cuore Rita per averlo scritto
Se vuoi leggere la prima parte, clicca qui
Se invece vuoi scrivere anche tu un guest post, contattami all’indirizzo scucendosimpara@gmail.com

Rita Di Goro è giornalista pubblicista e presidente dell’Associazione genitori A.Ge. Toscana. Dedita da sempre alle più varie tipologie di ricamo, passando per il chiacchierino e l’intaglio, in non tenera età ha deciso di dedicarsi al cucito e ha scoperto un’attività stimolante e rilassante, che l’appassiona sempre più.

Investire nelle rifiniture

Se facciamo un salto in merceria si apre un capitolo interessantissimo per noi che trattiamo gli scampoli, dal finto orlo realizzato con lo sbieco di raso o di cotone (in Toscana si chiama nastrino in tralice, in Sicilia traversino, chissà nelle altre Regioni…), ai vivagni, al gros-grain che sembra una decorazione ma in realtà cela una giuntura. Ad esempio, con una frangia di passamaneria si può allungare in modo intrigante un orlo un po’ corto e con un bel pizzo si può realizzare una manica pur avendo a disposizione solo alcune strisce di tessuto.

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Ecco come mi ha aiutato lo sbieco di raso nel realizzare un vestito estivo da uno scampolo di cotone firmato dall’irresistibile fantasia a limoni. Aggiungerei che la scelta della manica alla raglan è stata determinante per sfruttare al massimo la lunghezza della stoffa, risparmiando così centimetri preziosi.

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Questo completo estivo nasce invece da due scampoli troppo corti per un paio di pantaloni, ma di cotone pregiato e con una fantasia che mi piaceva tantissimo. Devo dire che ho la fortuna di avere vicino a casa non solo il negozio con stoffe molto particolari, ma anche una merceria fornitissima: in entrambi trovo signore gentili che si appassionano ai progetti creativi delle proprie clienti e forniscono consigli sempre preziosi.
Ero stata avvisata che le giunture fatte con il gros-grain non tornano mai, ma nella mia incoscienza ho voluto provare e mi è andata bene. Il gros-grain dei pantaloni ha permesso di guadagnare un bel po’ di cm in lunghezza e quello del gilet ha ridotto al minimo la necessità dell’orlo, rifinendo bene l’interno e fornendo qualche millimetro in più sul lato esterno, con l’ulteriore effetto di richiamare visivamente l’applicazione sui pantaloni. Mi è capitato più volte di sentirmi dire che sembrava un completo di alta sartoria e invece si tratta solo di buon artigianato fiorentino.

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Mimetizzare le giunture

Un altro capo che mi ha dato soddisfazione è stato questo jeans elasticizzato da cui ho ricavato un gilet. Ero veramente alle prime armi e non mi azzardavo a utilizzare stoffe di pregio, per cui ho pensato di realizzare una maglietta in tinta con del jersey che avevo in casa. Due anni dopo, con il migliorare della manualità, ho ripreso quella maglietta dalle maniche un po’ lunghe e ho inserito un vivagno della medesima stoffa del gilet: l’insieme ha acquistato decisamente un altro aspetto e mi è venuto in mente che avrei potuto efficacemente mascherare in questo modo eventuali giunture.

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Un’idea che ho messo in pratica con questa giacca. Nato scampolo di cotone grigio laminato in argento, moriva dalla voglia di diventare una bella giacca, ma mancavano all’appello i revers e qualche centimetro in più per le maniche. Poiché ho una predilezione per i completi, mi è venuto in mente di utilizzare un taglio di alcantara nera per i pantaloni e i relativi avanzi per le finiture della giacca. Ci ho studiato un po’, riuscendo a ricavare i pezzi mancanti dalle strisce avanzate ai lati dei pantaloni e mi è restata ancora un po’ di alcantara, da utilizzare per vivagni e finiture futuri. Da notare la maglietta sottogiacca, ricavata da un autentico scampolo di lycra con collo alla raglan e rifinita con sbieco di raso in tinta.

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Imparare la delicata arte del rammendo

Capita a volte che, nonostante tutti i tentativi, quei due centimetri in più proprio non riescano a venir fuori. Le sarte a volte per risparmiare stoffa fanno una piccola giuntura nel cavallo dei pantaloni e su quello mi sono cimentata fin da subito: ho verificato il drittofilo, studiato la fantasia se presente, tagliato un pezzo un po’ più grande del necessario per non sbagliare, fatto lo zigzag, imbastito, cucito e riscucito finché non veniva bene. Non mi sono invece mai cimentata negli orli riportati, a voi la sfida!

Il mio step successivo è stato quello di aggiungere pezzetti d’orlo ove mancanti. Questa è la mia ultima realizzazione e devo dire che ne sono molto orgogliosa. Trattandosi di un velluto di viscosa, c’era l’ulteriore complicazione di un tessuto cedevole, con un verso del pelo da rispettare. La lacuna nell’orlo non aveva margini dritti e, per non ridurre ulteriormente la stoffa originale, ho deciso di attaccare il nuovo pezzo a mano. A tutta prima non mi ero accorta che, se mettevo di sopra il pezzo a valle del verso del pelo, restava in vista una leggera linea bianca; facendo il contrario invece il risultato è stato ben più soddisfacente. Considerato che spesso gli inserti che si aggiungono per completare un orlo vengono tagliati o comunque ridimensionati in fase di finitura finale, sarebbe stato un gran peccato rinunciare a questa giacca blu notte dai motivi color oro.

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Recuperare l’antico

Qui non parliamo di scampoli, ma rientriamo comunque nella logica di valorizzare qualcosa di bello altrimenti inutilizzato. Tanti anni fa mia suocera mi regalò questo ritaglio di pizzo antico, che non sapevo come utilizzare per via delle lacune presenti. Una notte, chissà perché, mi venne in mente che avrei potuto colmare io quelle lacune. Il pomeriggio successivo, appena rientrata dal lavoro, ero già alla ricerca fra i miei cotoni se ne avessi un po’ di un filato così grosso. Fui fortunata e, uncinetto alla mano, trovai quasi subito quello che faceva per me. Il passo successivo fu quello di studiare come procedere. Anche qui fui fortunata e riuscii a ricavare con una certa facilità lo schema. Più difficile risultò realizzare il triangolino mancante in modo che si integrasse perfettamente nella lacuna, ma con un po’ di pazienza, dopo aver fatto e disfatto qualche volta, sono riuscita a realizzare questo bell’asciugamano da ospite.

A questo punto mancava l’altro asciugamano per completare la coppia, quindi mi sono armata di santa pazienza (perché dopo un po’ fanno male le dita a puntare l’uncinetto per prendere la costina posteriore) e mi sono accinta all’opera. Potete trovare lo schema completo di questo pizzo antico nella rubrica Fai da te del sito www.agetoscana.it, che di per sé è dedicato ai genitori che affrontano quotidianamente il mondo della scuola, ma ospita anche un angolo con ricette squisite e poi racconti e poesie particolarmente interessanti scritti dai nostri soci.

Non propriamente antiche ma vecchie, queste due canotte di seta, che non avevo avuto cuore di buttar via, con l’inserimento di un fianchetto della stessa stoffa dei pantaloni hanno dato vita a un bel completo da mare con canotta intercambiabile.

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Dare sfogo alla fantasia

Questa felpa marmorizzata nasce come scampolo (cm 85×195 per la precisione), ma non è propriamente per questo che ne parliamo. In genere il jersey ha un’altezza superiore a quella delle altre stoffe e, sembra incredibile, a parità di lunghezza se ne può ricavare davvero tanto di più. In questo caso volevo provare a realizzare un modello con la manica alla raglan e un fianchetto sul davanti. Magicamente, giunti al momento di disporre i modelli sulla stoffa, la manica si è infilata alla perfezione fra il dietro e il davanti decurtato dal fianchetto e ho potuto comportarmi come se di felpa ne avessi in abbondanza, anche se alla fine mi è rimasta appena una manciata di avanzi, giusto il necessario per un rammendo d’urgenza.

La particolarità che volevo evidenziarvi consiste però in questo: una volta completato il lavoro, mi sono accorta che proprio nel bel mezzo del davanti c’erano due punti più scuri che somigliavano in modo sospetto a delle macchie. Dopo tanta fatica, mannaggia… Ne ho parlato con la mia fantastica merciaia e lei, fantastica appunto, mi ha detto: “Perché non ci ricami sopra ‘Non sono una macchia’ ?”. Detto fatto, ecco il risultato.

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Devo dire che, dopo tanto lavorio, ora mi sento abbastanza sicura da cimentarmi con stoffe mediamente impegnative. Prima o poi mi deciderò a usare le forbici su qualche stoffa pregiata che da tempo dorme nel cassetto, giuro, ma intanto questa degli scampoli è stata una palestra stimolante e creativa, che mi ha consentito di acquisire competenza e manualità e continua a divertirmi molto.

Provateci anche voi e fateci sapere. Ciao!!
Rita

Elisa Oximoron

Ho iniziato ad appassionarmi al cucito sin da piccola e, nel 1998 ho iniziato un corso professionale di "operatrice abbigliamento, confezionista industriale" presso una scuola di Pavia. Ho fatto uno stage in un negozio di abiti da sposa e poi ho aperto la mia personale sartoria, dove realizzavo abiti su misura e cosplay. A causa di problemi di salute nel 2014 ho dovuto chiudere il negozio e sono diventata insegnante di cucito in un corso specialistico per corsetteria storica. Ho scoperto che amo insegnare e ho iniziato a creare corsi di cucito per principianti. attualmente abbiamo attivi 5 corsi di cucito solo a pavia.

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