Ansia della perfezione, il nemico di ogni creativo

Ho sempre pensato ai miei corsi come un momento da dedicare a se stessi, una piccola pausa dallo stress quotidiano in cui è possibile allontanare i pensieri e imparare a rallentare per almeno quell’ora e mezzo. Non sono una “bacchettona” e punto più spesso sulla creatività che sulla perfezione, un lavoro deve essere fatto bene, è vero, ma non ci si deve mai vergognare dei propri punti deboli.
L’incapacità di accettare che qualunque lavoro facciamo presenterà almeno un difetto (come è normale che sia) genera quella che io chiamo “Ansia della perfezione

Ho potuto constatare che quest’ansia solitamente compare all’inizio del secondo modulo, quando il lavoro inizia ad essere più “serio” e si incomincia a lavorare al primo capo di abbigliamento che alla fine dovremo indossare: la gonna.
All’inizio del corso, nel primo modulo, è tutto nuovo ma anche semplice, la prima borsettina che realizziamo servirà per mettere i nostri attrezzi da cucito, non sarà sotto gli occhi di tutti, e poi è il nostro primo lavoro, per quanto le cuciture siano storte, è comunque una grande fonte di orgoglio, sicuramente ci trasmette un emozione molto forte.
Quando si incomincia la gonna, invece, cambia qualcosa. Ora siamo più autonome, ora dobbiamo lavorare su qualcosa che, se la indosseremo, sarà sotto gli occhi di tutti, ed è proprio in questo momento che incomincia l’ansia da perfezione.

Una mia allieva, una volta, aveva appena provato la gonna che stava finendo ed avevamo pensato tutte che fosse perfetta, le calzava a pennello, aveva scelto anche un colore che era perfetto per il suo incarnato e le stava proprio bene. Le mancava solo un piccolo particolare: l’orlo.
Una cucitura di un orlo di una gonna a tubino, anche per una persona alle prime armi non richiede moltissimo tempo, è una questione di qualche decina di minuti, eppure, dopo un ora e mezza, la ragazza era ancora là, stanca, arrabbiata e stressata, intenta a scucire e ricucire quel maledetto orlo più e più volte.
Alla mia richiesta di spiegazioni, mi aveva risposto che ogni volta l’orlo non era perfetto come avrebbe voluto e non se la sentiva di tenerlo così, perché si sarebbe notato.
Posso assicurare che il lavoro era stato fatto in modo perfetto. Quello che lei percepiva come errore era semplicemente una leggerissima inclinazione della cucitura di nemmeno un millimetro che si poteva notare solo se guardato da molto vicino.
Avrebbe potuto scucirlo e ricucirlo all’infinito, non avrebbe mai raggiunto la perfezione che pretendeva di avere.

In questi casi, cerco di focalizzare l’attenzione sulle altre parti e sul fatto che non tutto può essere preciso. Ma non sempre mi riesce, a volte mi sono sentita rispondere:

“dici così perché non dovrai indossarlo tu”.
Questa frase è importante, ogni capo che indossiamo ha la funzione specifica di farci sentire bene: un abito bello può farci sentire più attraenti, un maglione sgualcito e sformato magari ha la capacità di farci sentire comode e a nostro agio.
Fondamentalmente non dovremmo mai e poi mai indossare un capo che non ci renda felici di averlo indossato (hai mai sentito parlare del metodo kon-mari? beh, io e Marie Kondo abbiamo una visione simile del mondo.)
Ma davvero un abito fatto da noi non ha il potere di renderci felici per una semplice, piccola cucitura diversa?
Il fatto di aver scelto proprio quella stoffa, la tranquillità provata mentre si cuciva, la soddisfazione di vedere come prendeva forma da  un semplice disegno sulla carta, l’orgoglio di aver creato qualcosa con le proprie mani.
Davvero tutte queste sensazioni possono essere annullate di fronte al pensiero di un piccolo, minuscolo e insignificante difetto?

Un’ottima risposta a questa domanda mi è stata data da una mia allieva. Parlandone insieme, l’altra sera, mi ha fatto notare che secondo lei a volte quest’ansia arriva dall’infanzia. Magari è stato a causa della maestra delle elementari che richiedeva una perfezione estrema, oppure un genitore troppo critico.
Tutto diventa una gara e tutto diventa un modo per essere giudicati.

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Abbiamo costruito la nostra autostima non sulla soddisfazione personale, ma su ciò che gli altri, secondo noi, percepiscono da ciò che facciamo.

Quel semplice orlo rappresenta le nostre debolezze. Indossare una cosa imperfetta che abbiamo fatto noi significa mostrare a tutti che siamo capaci di sbagliare e questa cosa, come è facile immaginare, ci mette a disagio, perché mettiamo a nudo la nostra fragilità.

Quello che pensiamo in quel momento è:

“non siamo perfette come ci è stato richiesto di essere.”

Ma è proprio vero che dobbiamo essere sempre perfetti? È proprio vero che la ricerca di perfezione è la chiave per poter avere una vita felice? Io credo che sia semplicemente uno scudo che creiamo intorno a noi per proteggerci da ciò che ci ha ferito o ciò che ci potrebbe ferire. Allora, forse, quando un genitore o un insegnante è troppo critico, lo fa perché è il suo modo di proteggere il proprio figlio o il proprio alunno. Forse pensa che raggiungendo la perfezione, il figlio non subisca quello che ha subìto quella persona in passato.

Ovviamente è solo una mia opinione, ma sono convinta che nascondere i nostri difetti, aumenta esponenzialmente la paura che prima o poi qualcuno lo trovi.
in questo modo viviamo in uno stato di ansia continua che si ripercuote sopratutto sulle nostre scelte quotidiane e, in questo preciso caso, sui nostri lavori. Credo che sia importante accettare i propri difetti e che sia il primo passo per valorizzare i tuoi pregi.

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La soluzione è tutta qui: devi dire a te stesso che tu hai dei difetti, e ti sta bene così.

Quando realizzi qualcosa di tuo è naturale che sia imperfetto, ma sono proprio i difetti che ci fanno capire dove possiamo migliorare e sono i difetti che rendono quell’oggetto diverso da altri 100.000
Hai sbagliato a fare quell’orlo? portalo con orgoglio proprio per questo! È la prova che sai sbagliare, che sei un essere umano, che sai accettare i tuoi errori e che sei consapevole di poterti migliorare e soprattutto è la prova della tua unicità.
È importante che tu ti renda conto che la bellezza di un lavoro non è giudicata solo un dettaglio sbagliato. La bellezza di un tuo lavoro è prima di tutto il fatto che è una TUA creazione.

Non sto dicendo che gli errori siano da ignorare. c’è differenza tra un lavoro fatto correttamente e uno fatto scorrettamente ed è una differenza molto evidente, ma quando ti rendi conto che l’errore è sono una piccola imprecisione, e che il lavoro è fatto in modo corretto, prova a domandarti se davvero un piccolo difetto può compromettere l’orgoglio di essere riuscito a raggiungere il traguardo di aver completato la gonna e se davvero non puoi permetterti di goderti quella soddisfazione per un po’.

Noi creiamo prima di tutto per avere la soddisfazione di dire: “sono felice di aver fatto questo” Se ci togliamo quella soddisfazione e la trasformiamo nell’ansia della perfezione non ha senso continuare a creare.
Ricordati che i nostri lavori rispecchiano esattamente il nostro stato emotivo. Se siamo stressati riversiamo il nostro stress sul lavoro, se siamo rilassati diamo il meglio di noi stessi.
Accettando i nostri punti deboli diamo la possibilità allo stress di scomparire e riusciamo a guardarli da una prospettiva diversa, più rilassata, e capire esattamente come migliorarsi.

Spero che questo articolo ti sia piaciuto, Se sei d’accordo con me, fammelo sapere con un commento qui sotto. Se non lo sei… fammelo sapere comunque, magari scopriamo insieme un nuovo punto di vista.
Comunque, che tu sia d’accordo o in disaccordo con la mia opinione, sarei felice se tu condividessi comunque il mio articolo.
Sarebbe un modo per dimostrare che apprezzi il lavoro che ho fatto per scriverlo.

Elisa Oximoron

 

 

nel mio articolo ho menzionato il metodo “kon-mari”.
Kon-Mari è il nome della metodologia creata da Marie Kondo nel suo libro ormai best seller “il magico potere del riordino.” Ho scoperto questo libro per caso, ne avevo letto una recensione su una rivista trovata dal dentista mentre attendevo il mio turno.
All’inizio ero un po’ scettica ma, essendo una gran divoratrice di libri e manuali ed essendomi sempre considerata una gran disordinata, ho deciso di provare a darle una possibilità.
Sono felice di averlo fatto.
Quel libro ha completamente stravolto il mio modo di gestire la mia casa e le mie cose. Mi sono liberata di tante cose inutili che nemmeno io so perché tenevo eppure mi dispiaceva buttare.
Sono riuscita a staccarmi dal passato e a prendermi cura delle cose che amo davvero.
Per tutti questi motivi ti consiglierei di comprarlo e leggerlo.
È un libro stimolante e può davvero essere un aiuto. Almeno per me è stato così. Se ti piace l’idea e sei interessato ad acquistarlo, ti lascio il link della pagina di amazon dove puoi anche leggere un piccolo estratto.
 

 

Elisa Oximoron

Ho iniziato ad appassionarmi al cucito sin da piccola e, nel 1998 ho iniziato un corso professionale di "operatrice abbigliamento, confezionista industriale" presso una scuola di Pavia. Ho fatto uno stage in un negozio di abiti da sposa e poi ho aperto la mia personale sartoria, dove realizzavo abiti su misura e cosplay. A causa di problemi di salute nel 2014 ho dovuto chiudere il negozio e sono diventata insegnante di cucito in un corso specialistico per corsetteria storica. Ho scoperto che amo insegnare e ho iniziato a creare corsi di cucito per principianti. attualmente abbiamo attivi 5 corsi di cucito solo a pavia.

Un pensiero riguardo “Ansia della perfezione, il nemico di ogni creativo

  • Luglio 30, 2016 in 9:08 am
    Permalink

    Articolo molto interessante! E’ vero, sembra che ogni lavoro hanno un gigantesco difetto che vediamo solo noi… Mi è piaciuta molto la frase che dice che dobbiamo invece essere orgogliosi di quel difetto, perchè renderà l’oggetto diverso e unico!

    Risposta

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