Perché non devi dire: non ce la faccio

Durante una delle mie lezioni in presenza ho notato che una mia allieva commentava ogni lavoro che spiegavo con un:
io non ce la faccio, è troppo difficile.
Rifiutandosi addirittura di cominciarlo e chiedendo che glielo facessi io al suo posto.

All’inizio ho pensato che forse avevo spiegato troppo velocemente, o che non avessi utilizzato le parole giuste.
Ho provato a rallentare un poco, scomporre tutto il lavoro in compiti più semplici, a cambiare metodo di spiegazione.
sono addirittura arrivata a dire:
“lo faccio io al posto tuo”
Ma non ci è voluto molto per capire che in questo modo non aiutavo, anzi peggioravo le cose.

Non solo non ho avuto miglioramenti, Ho anche potuto constatare che la stessa lezione spiegata ad altre era stata capita senza problemi, e quindi la frustrazione della ragazza aumentava ogni volta.

Affrontare qualunque novità dicendo: “non ce la faccio” oppure “è troppo difficile” È inutile ed anche controproducente.

Alla fine mi sono resa conto che la frase:
 “non ce la faccio”
in realtà  significa:
“ho paura di non farcela”.
Non penso che sia una paura che rimanga solo nell’ambito del cucito.
Penso che chi tenda a dire “non ce la faccio” lo dica per tutte le cose nuove che deve affrontare nella vita.

Ammetto che all’inizio mi è venuto in mente un altro pensiero:
– Non lo farà per pigrizia? Il suo “non ce la faccio” è in realtà solo un:
“Fallo tu che non ho voglia”?
Questo farebbe crescere la rabbia a qualunque insegnante.
Che insegni letteratura o matematica, topografia o cucito, il pensiero che non si riesca a condividere ciò che amiamo, potrebbe creare un sentimento negativo verso quella persona, facendoci diventare anche aggressivi.

Nell’allievo potrebbe scattare uno dei due meccanismi della paura: la fuga. Chi si sente aggredito, scappa. (potrebbe smettere di venire a lezione, smettere di ascoltare, uscire spesso dalla classe, mettersi un paio di cuffie…)
Non mi ci è voluto molto a capire che se non volevo finire l’anno senza allievi sarebbe stato meglio abbandonare questo tipo di pensiero.

La paura è un’emozione che tende a farci fare due cose, bloccarci oppure scappare.
La paura di fallire ci impedisce di continuare un progetto, o imparare una lezione o addirittura continuare una relazione, solo per il fatto che ci terrorizza le conseguenze di un fallimento.

La paura può essere utilissima, se fosse una paura reale.
In questo caso, sicuramente, non lo è.

Nel nostro lavoro, se si sbaglia si può sempre scucire, se l’errore è troppo grosso si può sempre comprare altra stoffa, buttare via lo sbaglio e ricominciare.

Quando ci si blocca per la paura, bisogna cercare di comprendere se sia giustificata e se davvero non esistono altre alternative a ciò che i tuoi pensieri possono metterti davanti.

Tornando alla mia allieva, quando ho capito quale emozione stesse provando, ho potuto imparare a reagire nel modo più opportuno.
Ogni volta che si fermava dalla paura, io la esortavo con la sicurezza.
Ad ogni:
“Non ce la faccio, puoi farmelo tu?”
Mi sedeva di fianco a lei, sorridevo e dicevo con fermezza:
“Figurati se non puoi farlo! È praticamente uguale a quello che hai fatto prima!”
Restavo a guardarla, ma non la aiutavo.
il risultato era stupendo, acquistava sempre più sicurezza fino a provare a fare le cose anche da sola a casa.

La maggior parte delle volte ci imponiamo da soli i nostri limiti.
Abbiamo talmente tanta paura di fallire, che evitiamo di provarci.
Certo, all’inizio è tutto nuovo e tutto sembra così complicato.

Sicuramente con il tempo i nostri progetti diventeranno sempre migliori, tanto che, guardandoci indietro, ci si potrà rendere conto di quanto si sia cresciuti. Forse i vecchi lavori non ci potranno più piacere come quelli nuovi, ma questo non è assolutamente un motivo per arrendersi prima di cominciare.

(prova a leggere questo articolo, parla proprio di come abbandonare i pensieri e dedicarsi solo al qui ed ora)

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Elisa Oximoron Francia

Elisa Oximoron

Ho iniziato ad appassionarmi al cucito sin da piccola e, nel 1998 ho iniziato un corso professionale di "operatrice abbigliamento, confezionista industriale" presso una scuola di Pavia. Ho fatto uno stage in un negozio di abiti da sposa e poi ho aperto la mia personale sartoria, dove realizzavo abiti su misura e cosplay. A causa di problemi di salute nel 2014 ho dovuto chiudere il negozio e sono diventata insegnante di cucito in un corso specialistico per corsetteria storica. Ho scoperto che amo insegnare e ho iniziato a creare corsi di cucito per principianti. attualmente abbiamo attivi 5 corsi di cucito solo a pavia.

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