Perché non devi dire: non ce la faccio

Nelle ultime lezioni, mi è capitato di notare una mia allieva che, ogni volta che incominciavo a spiegare un nuovo lavoro, prima ancora di provare a farlo, rispondeva con “non ce la faccio.” e abbandonava ancora prima di poterci riuscire. 

Se affronti una cosa nuova dicendo: “non ce la faccio” oppure “è troppo difficile” oppure “no, io non sono portata” non riuscirai mai a fare nulla.

A volte i nostri limiti ce li imponiamo da soli, solamente per la paura di fallire. Certo, sicuramente con il tempo i progetti diventeranno sempre migliori, tanto che, guardandosi indietro, ci si potrà rendere conto di quanto si sia cresciuti e forse i vecchi lavori non ci potranno più piacere come quelli nuovi, ma questo non è assolutamente un motivo per arrendersi prima di cominciare.
Se proprio ti cresce la paura di non farcela, usala come spunto per diventare migliore! concentrati ancora di più sul lavoro. (prova a leggere questo articolo, parla proprio di come abbandonare i pensieri e dedicarsi solo al qui ed ora)

La prima volta che ho sentito il “non ce la faccio” da una mia allieva, ho pensato che forse avevo spiegato troppo velocemente, o forse non avevo utilizzato le parole giuste, così ho provato a rallentare un poco, scomporre tutto il lavoro in compiti più semplici e a cambiare modo per spiegare quello che facevo, sono addirittura arrivata a dire:
“lo faccio io per te”
Ma non ci è voluto molto per capire che in questo modo non aiutavo, anzi peggioravo le cose.

Non solo non ho avuto miglioramenti, Ho anche potuto constatare che la stessa lezione spiegata ad altre era stata capita senza problemi, e quindi la frustrazione della ragazza aumentava ogni volta.

ho deciso di affrontare il problema da un altro punto di vista: mi sono resa conto che “non ce la faccio”in realtà  significa “ho paura di non farcela”. Non penso che sia una paura che rimanga solo nell’ambito del cucito, penso che chi tenda a dire “non ce la faccio” lo dica per tutte le cose nuove che deve affrontare nella vita.

In questi momenti è facile anche che venga un altro pensiero:
– Non lo farà per pigrizia? Il suo “non ce la faccio” è in realtà solo un “Fallo tu che non ho voglia”?
Questo farebbe crescere la rabbia a qualunque insegnante.
Che insegni letteratura o matematica, topografia o cucito, il pensiero che non si riesca a condividere ciò che amiamo e non riusciamo a far comprendere la bellezza di ciò che stiamo spiegando, crea in noi un sentimento negativo nei confronti di quella persona e ci farà diventare aggressivi nei suoi confronti.
e qui scatta uno dei due meccanismi della paura: la fuga. Chi si sente aggredito, scappa. (potrebbe smettere di venire a lezione, smettere di ascoltare, uscire spesso dalla classe, mettersi un paio di cuffie…)
Se non si vuole finire l’anno senza allievi/studenti forse è meglio abbandonare questo tipo di pensiero.
Anche perché in questi casi, è facile la paura venga scambiata per pigrizia, ma nel 100% dei casi, non è così.

La paura è un’emozione che tende a farci fare due cose, bloccarci oppure scappare. La paura di fallire ci impedisce di continuare un progetto, o imparare una lezione, o la realizzazione di qualcosa di bello o addirittura una relazione, solo per il fatto che ci terrorizzato le conseguenze di un fallimento.
La paura può essere utilissima, se fosse sempre una paura reale.
In questo caso, sicuramente, non lo è.
Se si sbaglia,si può sempre scucire, se l’errore è talmente grosso, si può sempre comprare altra stoffa, buttare via lo sbaglio e ricominciare.
Quando ti rendi conto che ti blocchi,devi cercare di comprendere se la tua paura è giustificata e se davvero non esistono altre alternative a ciò che i tuoi pensieri possono metterti davanti.

Una volta capita quale emozione stava provando, ho potuto imparare a reagire nel modo più opportuno.
Ogni volta che si fermava dalla paura, io la esortavo con la sicurezza.
Ad ogni:
-Non ce la faccio, puoi farmelo tu? –
Mi sedeva di fianco a lei, sorridente e dicevo con fermezza:
-figurati se non puoi farlo! È praticamente uguale a quello che hai fatto prima.-
E restavo a guardarla, ma non la aiutavo.
il risultato era stupendo, acquistava sempre più sicurezza fino a provare a fare le cose anche da sola a casa.

La fiducia in sè stessi è una cosa difficile da imparare, ma se si ha alle spalle qualcuno che sappia come infondercela, è più facile affrontare i problemi.

 

Elisa Oximoron

Ho iniziato ad appassionarmi al cucito sin da piccola e, nel 1998 ho iniziato un corso professionale di "operatrice abbigliamento, confezionista industriale" presso una scuola di Pavia. Ho fatto uno stage in un negozio di abiti da sposa e poi ho aperto la mia personale sartoria, dove realizzavo abiti su misura e cosplay. A causa di problemi di salute nel 2014 ho dovuto chiudere il negozio e sono diventata insegnante di cucito in un corso specialistico per corsetteria storica. Ho scoperto che amo insegnare e ho iniziato a creare corsi di cucito per principianti. attualmente abbiamo attivi 5 corsi di cucito solo a pavia.

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